L’Uomo Ragno torna sul grande schermo per la sesta volta in 15 anni ma questa, ve lo garantisco, è quella buona. L’eroe che troviamo in Spider-Man: Homecoming è brillante, divertente e, finalmente, al passo con i tempi.

Peter Parker, l’adolescente

Tom Holland non ha il fascino di Andrew Garfield o il magnetismo di Tobey Maguire, ma veste i panni del giovane Peter Parker in modo naturale ed impeccabile. Ci troviamo così di fronte ad un ragazzino che non solo viene scaraventato all’interno dell’immancabile liceo, ma alle prese con tutti i classici problemi adolescenziali. Ci sono i compagni di classe, le prime cotte, le feste, il ballo di fine anno. Sì, lo so, suona quasi un po’ scontato, ma a rendere la pellicola tutt’altro che banale ci pensano i suoi ben noti superpoteri.

Spider-Man: Homecoming diventa così un eccellente teen movie sotto steroidi, capace di catturare l’attenzione tanto dei più giovani quanto degli adulti, ma soprattutto in grado di rinnovare una storia che ormai da anni faticava a rimanere al passo con il fumetto degli anni Sessanta. Questo però non comporta uno stravolgimento del mito, ma, al contrario, il raggiungimento di un nuovo equilibro, con uno Spider-Man giovane, divertente ed intelligente che cerca di farsi spazio nel mondo pur rimanendo legato al suo quartiere.

Tre donne contro gli stereotipi

A trasportare nel XIX secolo l’eroe di Stan Lee non ci pensa solo Tom Holland con la sua magistrale interpretazione, ma anche il rinnovamento delle figure femminili presenti nel film.

Prima tra tutte zia May, impersonata dalla splendida Marina Tomei. Dimenticatevi quindi la tenera vecchietta costantemente preoccupata per il giovane nipote. La May Parker di Jon Watts è una donna moderna, capace di essere sia madre che complice e di rimanere femminile senza cadere nello stereotipo della MILF.

Laura Harrier interpreta invece Liz Allan, la ragazza per cui il nostro Spidy ha una cotta clamorosa. Non immaginatevela però bella, bionda e a capo delle cheerleader della scuola. Liz è indubbiamente affascinante ma anche – e soprattutto – intelligente e matura. Niente stereotipi per lei che, al contrario, si trova a dirigere la squadra di decathlon accademico del suo liceo, ad ignorare i soliti bruti senza cervello e a premiare invece il più timido ed impacciato Peter.

Infine abbiamo Zandaya che interpreta l’enigmatica Michelle, o “MJ” per gli amici. Sì, esatto: MJ come Mary Jane, la storica fidanzata dell’Uomo Ragno. Una coincidenza? Ancora non è dato saperlo, ma quello che è impossibile non notare è il cambio di rotta rispetto all’indimenticata Kirsten Dunst che bacia l’eroe mascherato sotto la pioggia nel primo film di Sam Raimi. La nostra Michelle qui è senza trucco e senza fronzoli, definita da una personalità forte che la rende tanto strana quanto affascinante.

Verso la modernità

Le scelte fatte dal regista Jon Watts sono coraggiose e a tratti originali, capaci di trasportarci in luoghi e situazioni inusuali. Non ci sono nemici storici da sconfiggere o scene mozzafiato in mezzo ai grattacieli newyorkesi, ma tutto è stato ridimensionato per essere a misura di adolescente. Tranquilli però, questo non significa che il lungometraggio di Watts non sia adrenalinico ed appagante. Al contrario, la pellicola ci regala nuove emozioni, un po’ di sana ilarità e la consapevolezza che il mondo in cui vive e matura il giovane Parker è ormai ineluttabilmente cambiato grazie alla presenza dei supereroi, primi tra tutti gli Avengers.

Spider-Man: Homecoming si inserisce quindi perfettamente all’interno dell’universo cinematografico creato dalla Marvel e promette di offrire una panoramica tutta nuova sull’amichevole Spider-Man di quartiere. Insomma, se ancora non l’avete fatto, prenotate i biglietti e correte al cinema a guardarlo!

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