Non ero certa che vedere il cult di Danny Boyle prima di Trainspotting 2 fosse una buona idea. Da un lato infatti c’erano i ricordi, quelli di scene che hanno impressionato la mia immaginazione di adolescente, dall’altro, invece, la paura di ancorarmi troppo al primo film, di non guardare con obiettività a quel sequel che ancora oggi suona come una cara, vecchia “operazione nostalgia”.

Però l’ho fatto.

Ho colto l’opportunità offerta da The Space Cinema con la loro #TrainspottingNight e ho passato quattro ore chiusa nella sala di un cinema guardando scorrere davanti ai miei occhi le vite di Renton, Sick Boy, Spud e Begbie. Una scelta che ora non rimpiango assolutamente e che mi ha permesso di cogliere tutte le sfumature e i riferimenti che impregnano T2.

Ad oggi, però, ve lo confesso, fatico a decidere se e quanto questo film mi sia piaciuto o meno. Prima di dirvi perché però facciamo un passo indietro e parliamo della trama.

Dopo 20 anni, un ormai cinquantenne Mark Renton torna a Edimburgo per capire dove sta andando la sua vita. Ad attenderlo però non ci sono solo i luoghi della sua giovinezza, ma anche le persone: un Sick Boy – che ormai si fa chiamare Simon – pieno di rancore, uno Spud che ha ormai toccato il fondo, incapace di vincere la sua dipendenza dalla droga, e un Begbie appena uscito di prigione e desideroso di vendicarsi. Un poker di personaggi che da vita ad un intreccio capace sicuramente di intrattenere lo spettatore ma che, onestamente, non è in grado di offrire lo stesso livello di humor nero, di crudezza e di angoscia del primo, grande capolavoro di Danny Boyle.

Questo non vuol dire che il film non valga la pena di essere visto o che sia una totale delusione, ma che, semplicemente, non sia all’altezza del primo, seppur in grado di offrire spunti interessanti sui personaggi di questo cult generazionale, dando forse un senso di chiusura a chi, all’epoca dell’uscita del film, rimase profondamente impressionato da Trainspotting.

Forse, a conti fatti, a descrivere a pieno T2 ci pensa il nuovo monologo di Renton: “Scegli la vita. Scegli Facebook, Twitter, Instagram. Espera che a qualcuno, da qualche parte, importi…”. Moderno, amaro, malinconico.

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