Le città diventano sempre più grandi e sempre più smart, la popolazione dei grandi centri abitati aumenta e le auto servono sempre meno. D’altronde è innegabile: moltissimi cittadini, per evitare il traffico ma soprattutto evitare parcheggi fantasiosi, decidono di rinunciare all’acquisto di un’auto.

In questo scenario “apocalittico” potremmo trovare case automobilistiche in preda al panico: il loro business attuale infatti si basa sulla vendita di auto. Vendere, vendere e ancora vendere. Come fare per sopravvivere?
Molte di esse dovranno rinnovarsi, adeguandosi così ai tempi che cambiano ma soprattutto alle abitudini degli automobilisti del futuro.

Per Ford – non è un mistero – la tematica della smart mobility è da sempre una priorità. Non a caso, qualche mese fa, eravamo volate in Germania in visita al Cologne Game Lab, dipartimento dell’università di Colonia che promuove la ricerca e lo sviluppo di contenuti interattivi principalmente basati sul gioco, che ha ospitato una hackathon molto particolare intitolata Ford Smart Mobility Game Challange.

Ma i mesi passano e i progetti non si fermano, anzi si ampliano sempre più. Questa volta sono volata a Londra, nella cornice della London Technology Week, per vedere dal vivo, e sentire  con le mie orecchie, in che costa consiste – in modo concreto intendo – la tanto agognata “smart mobility“.

Mi dirigo al The Vinyl Factory di Soho, entro in un negozio di vinili totalmente fuori dal tempo e vengo accompagnata al piano di sotto. Ah si, ecco, è il posto giusto, è qui che si terrà l’evento.

Di fronte a me si apre un scenario impensato: nessuno sta cercando di vendere un’auto, nonostante esse siano esposte in bella vista.

Quanti punti mi dai?

Il primo progetto che ha catturato la mia attenzione si chiama Driver Behaviour Project. Grazie a questo ambizioso progetto, Ford ha raccolto – in un periodo di 4 mesi – dati provenienti da alcuni dispositivi plug-in installati sui veicoli (più di 40 Ford Fiesta), e guidate da volontari nella città di Londra. I device hanno registrato i comportamenti di ogni guidatore lungo una distanza di 160.000 chilometri e per più di 4.000 ore. Sono stati registrati in dettaglio dai più impercettibili giri del volante o pressioni sui pedali, fino al situazione climatica e alla condizione della strada (qualcuno ha detto big data?).

Dai dati raccolti dal veicolo e dalle ricerche condotte, l’Ovale Blu è stato in grado di testare un algoritmo avanzato utile ad assegnare un punteggio di guida. Il punteggio è stato impiegato per sviluppare un profilo di mobilità, consentendo ai guidatori di risparmiare denaro individuando i servizi di trasporto più adatti alle loro esigenze.

Ma come può essere sfruttata in modo concreto – ma soprattutto utile in un futuro nemmeno troppo lontano – una mole così consistente di dati? È più semplice di quel che credete.

Immaginate di dover noleggiare un’auto oppure di utilizzare uno dei molteplici servizi di car sharing sul territorio. Solitamente le tariffe per questo tipo di servizio sono fisse: paghi i minuti di utilizzo. E se per esempio venisse applicato uno sconto basato sul punteggio ottenuto dal Driver Behaviour Project? Se guidi bene vieni ricompensato.

Stesso meccanismo potrebbe essere applicato al classico sistema di autonoleggio. Questo tipo di tariffazione potrebbe giovare praticamente a tutti: il guidatore spende meno, la società di autonoleggio risparmia sulla manutenzione dell’auto e sui consumi.

Sei felice quando guidi?

Ma non è tutto. Oltre a raccogliere dei dati, Ford ha collaborato con il dipartimento di Psicologia dell’università di Nottingham per capire come funziona il cervello delle persone durante la guida: all’interno di uno speciale simulatore, sono stati monitorate le onde neuronali, i movimenti oculari e attività cardiaca dei volontari.

Questa attività di monitoraggio serve per comprendere al meglio come la guida influisca sul nostro stato emotivo. Sei felice? Sei nervoso?

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Sto arrivando, devo solo cercare parcheggio!

Ma la smart mobility non è solo fatta di punteggi. Provate a pensare a un altro problema immenso con il quale siamo costretti a scontrarci ogni maledetto giorno: il parcheggio.

Ecco appunto, ogni giorno – chi vive nelle grandi città – deve tenere i nervi saldi: posso parcheggiare qui? Quando devo pagare la sosta? Dopo le 20.00 è gratuito? Aiuto.

Sempre nell’ambito della smart mobility, Ford ha iniziato ha presentato un sistema di parcheggio intelligente chiamato GoPark. I dispositivi plug-in (di cui parlavamo prima) collegati ai veicoli coinvolti nella ricerca aiutano a identificare l’ubicazione del veicolo e permettono a un potente algoritmo, basato sul calcolo delle probabilità, di mostrare agli utenti quali siano le possibilità di trovare parcheggio presso o nei dintorni della destinazione prescelta.

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GoPark funziona solo con la collaborazione di tutti, d’altronde i big data hanno un senso solo se sono davvero “big”. Per rendere possibile questa magia a Londra, Ford oltre a raccogliere i dati dai dispositivi plug-in, ha chiesto e ottenuto l’accesso dei dati prodotti da alcuni sensori di parcheggio interrati e sparsi per la città. La sovrapposizione di questa mole di dati fa si che la predizione sia verosimile.

Inoltre, per ogni via di Londra, sono state decodificate tutte le regolamentazioni di parcheggio in modo da illustrare facilmente con un grafico quando si può e quando non si può parcheggiare in un determinato punto.

Nelle grandi città italiane come Roma, Milano e Firenze questo tipo di servizio sarebbe come una manna dal cielo, permettendo così agli automobilisti di risparmiare tempo ma soprattutto malumori prodotti dall’estenuante ricerca.

Questi sono solo alcuni degli scenari che potremmo andare in contro nel prossimo futuro.
Di certo sappiamo solo che il modello attuale di mobilità non è adatto al futuro.

E voi, come la vedere la mobilità del futuro? Quale potrebbe essere una soluzione di smart mobility?

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