Forse per me Los Angeles è una maledizione. Dovrei proprio smettere di andarci (ma anche no!). Ogni anno le varie compagnie aeree con cui viaggiamo non mancano mai di farsi riconoscere per i vari disservizi: voli in ritardo, bagagli danneggiati o bagagli persi.
Ma partiamo da principio. Vi racconto com’è andata la trasferta di questo E3 2016.

Qualche mese fa ebbi la malaugurata idea di acquistare un volo con Airberlin, compagnia che non avevo utilizzato prima di oggi.

Ma voli con Airberlin per andare negli Stati Uniti? Davvero? Non è solo una compagnia low cost?
Ecco, questa è stata principalmente la reazione di tutti quelli che conosco, quando hanno sentito la lieta novella. Non è difficile mettermi a disagio ma, conoscendo la sfiga che mi porto dietro a ogni viaggio intercontinentale, un pochino ho tremato.

Ma sono una Princess coraggiosa e non mi sono fatta minimamente intimorire.

L’itinerario prevede la partenza da Milano Linate (chi abita a Milano sa per quale motivo questa notizia mi ha riempita di gioia), uno scalo a Dusseldorf per poi arrivare dopo 11 ore 15 minuti di volo a Los Angeles.

Arrivo al banco del check-in – piena di paura ma speranzosa – allungo il passaporto alla ragazza del banco:
Ah, vola negli Stati Uniti! Senta però abbiamo un problema. Il volo da Milano a Dusseldorf è pieno come un uovo quindi se ha un trolley come bagaglio a mano sono costretta a imbarcarglielo altrimenti non ci state tutti“.

Comprendo, ma io ho uno scalo di 40 minuti, e poi devo prendere subito il volo di connessione verso Los Angeles, non posso rimanere senza bagaglio a mano. Non imbarco di certo un bagaglio ricolmo di costosa tecnologia: ho il computer, il tablet, una macchina fotografica, 2 cellulari e altri giocattoli.
Va bene, non si preoccupi, la porti come bagaglio a mano, vediamo di chiudere un occhio

Non faccio in tempo a ringraziare la gentile signorina, che si intromette un suo collega: il signor Giuseppe, che probabilmente quella mattina, aveva dimenticato l’educazione sul comodino, mi dice “Senta Miss, le regole sono regole. Si tiene tutto in mano e siamo a posto“.

Miss??? Credo che per qualche istante il sangue non sia più arrivo al mio cervello. Avete presente quella vena che si gonfia vicino alla tempia?

Mi scusi? In mano?

Eh si, altrimenti guardi, se ha uno zaino può mettere tutto li. Se lo può comprare al massimo.

Ma guardi, lo zaino ce l’ho anche, peccato che si trova dentro valigia da stiva che avete appena messo sul nastro e che mi fa appena fatto ciao-ciao con una delle sue quattro rotelline.

Signor Giuseppe, lei probabilmente non viaggia abbastanza e, al posto mio, si sarebbe a dir poco incazzato.

Ero letteralmente fuori dai gangheri. Con un diavolo per capello faccio un giro dei negozi del terminal: lo zaino più economico costa ben 95 euro (lo stesso modello lo su Amazon probabilmente me lo porto a casa alla metà del prezzo, ma fa niente).

Spendo questi 95 euro, vado al bar e travaso tutto quello che avevo nel mio bellissimo zainetto nuovo. Il risultato? Sono stata costretta, in malo modo, a imbarcare una valigia vuota. Si, completamente vuota.

Torno al check-in con gli occhi iniettati di sangue e il Signor Giuseppe con sprezzo del pericolo mi dice: “Ah, lo ha trovato lo zaino, eh?
Si, avevo una mappa, ho scavato sulla X che ho visto per terra vicino agli imbarchi e ho trovato lo zaino. Ma dai, ma che affermazioni sono. Mi avvio al gate e cosa scopro? La maggior parte dei passeggeri hanno come bagaglio a mano trolley rigidi anche più grandi del mio! Non sarà perché sono distinti signori in giacca e cravatta? Perché mai questa differenza?

Grazie Airberlin, avevano ragione, mai più con voi.

TechPrincess_NonVolateConAirBerlin

Questo in effetti non è un episodio sporadico legato semplicemente alla sfiga, capite?
Giusto la settimana scorsa ho accompagnato un amico in aeroporto, sempre a Linate: doveva ritornare a Berlino dopo aver visto la finale di Champions League.
Lo abbandono in aeroporto, baci e abbracci, arrivederci alla prossima!
Due minuti dopo essere uscita dall’aeroporto mi arriva un messaggio: “Lo hanno cancellato, AirBerlin mi ha cancellato il volo senza darmi alcuna spiegazione”.
Faccio inversione, torno in aeroporto e cerchiamo di capire al banco del check-in che diavolo stesse succedendo e come ci avrebbero risolto la situazione.

La signorina, super frettolosa perché stava per terminare il proprio turno (forse aveva dimenticato il gatto sulla pentola a pressione – cit.), guarda il mio amico e gli dice: “Senta, voli per questa sera non ce ne sono più, su altre compagnie non la riproteggiamo. Questa è la sua carta d’imbarco per domani allo stesso orario. Se vuole l’albergo, si sbrighi perché il pullman per raggiungerlo parte tra qualche minuto. Ah, l’albergo è a Legnano”.

Il mio amico, che di certo non ha la più pallida idea di dove si trovi Legnano (vicino a Malpensa), mi guarda e mi dice: “che si fa? Io ho degli appuntamenti domani mattina“.

Io: “Mi scusi, ma l’albergo non è possibile averlo da qualche altra parte? Per esempio in città. Siamo a Linate e voi lo volete portare a Malpensa?

Senta signorina, questa è la nostra offerta. Altrimenti si prende l’albergo che preferisce e poi faccia un reclamo a AirBerlin, magari la rimborsano“.

Magari, certo.

Il mio amico, alla fine, per togliersi un impiccio, si è pagato l’albergo e un nuovo volo su Lufthansa con partenza il mattino successivo.

Un meccanismo particolarmente contorto quello che governa il customer care di AirBerlin. Gli addetti al banco del check-in, entrambe le volte, non avevano la divisa della compagnia. Significa che quelle persone maleducatissime non fanno parte del personale di terra della compagnia bensì personale di SEA (la società che gestisce gli aeroporti milanesi), che spesso e volentieri viene dato in “prestito” affinché provveda ad effettuare il check-in e a risolvere le varie problematiche.

Diciamo pure che io sono una persona informata. Come la mettiamo però con un normale passeggero – magari non avvezzo a viaggiare? Di certo non è tenuto a sapere che quelli non sono dipendenti di AirBerlin ma dipendenti SEA poco preparati e molto maleducati.
In quel momento quelle persone rappresentano la compagnia e lo fanno nel peggior modo possibile.

A questo punto la domanda vera è: volerei di nuovo con AirBerlin? No, finché la compagnia vorrà risparmiare così beceramente sul customer care e tutti i servizi post vendita. Io, il denaro guadagnato con il sudore della fronte ve l’ho dato, perché quindi voi vi ritenete liberi di non fornirmi nessun supporto in seguito ai disagi da voi stessi creati?

Direi che non ci siamo proprio.

Compagnie da consigliare per il prossimo volo intercontinentale?

  • Simone

    Senza parole… mah. Già è traumatico trovarsi davanti ad un problema prima di un volo. Se poi devono fare mille storie…