Se mi avete seguita sui social (lo so che lo avete fatto, altrimenti non avrei ricevuto messaggi del tipo “sei viva?“, “possiedi ancora l’uso degli arti inferiori?“, etc, etc…) sapete che sono tornata da un bellissimo viaggio trascorso in sella ad una bicicletta. Quando però avete scoperto che si trattava di una e-bike, quasi con fare di rimprovero mi avete detto “ah, ma è una e-bike, non avrai di certo fatto fatica! Pedala da sola.
Signori, mi dispiace contraddirvi. È una bici, non un motorino.

Ma partiamo da principio. Questa è la mia storia.

Non so chi o che cosa gli abbia fatto pensare che io sia una persona sportiva. Un tempo forse, ma ora proprio no. Un giorno arriva una mail da Bosch e-bike Systems:

Ciao Fjona, che ne dici di provare a pedale in sella ad una e-bike per 240 chilometri?“.

240 cosa??? Si avevo letto bene. Il viaggio – perché di vero e proprio viaggio si trattava – prevedeva la partenza da Finale Ligure e l’arrivo nella città di Frejus in Costa Azzurra.

La mail però sembrava rassicurante: “Non è una gara e non stiamo cercando di forgiare degli eroi. Se durante il viaggio volete prendervi una pausa, potrete sempre caricare la bici sul carrello e proseguire il viaggio su uno dei furgoni che seguiranno il gruppo.

La mia incoscienza mi ha fatto rispondere alla mail: “Ok, mi unisco al gruppo, ma solo per un giorno.” Va bene essere folli, ma un po’ di amor proprio non fa mai male.

TechPrincess_RideToRòc-19Prendo il treno da Milano e con il terrore nelle gambe arrivo alla piccolissima stazione di Finale Ligure. Raggiungo l’hotel e lì mi attendono loro: le e-bike. Con fare minaccioso, sembrano quasi domandarmi: “quand’è l’ultima volta che hai appoggiato il sedere su una bici?”. Non l’ho detto ad anima viva, ma l’ultima volta avevo 10 anni.

Io e miei muscoli arrugginiti facciamo le scale per raggiungere la camera ubicata al quinto piano (forse credevo di espiare i miei peccati facendo le scale a piedi). In camera trovo dell’abbigliamento tecnico: un casco, uno zainetto e un massiccio press kit. Inizio a sfogliarlo e mi si apre un mondo: come funzionano queste e-bike?

Dovevo assolutamente saperne qualcosa di più.

Mi catapulto già dalle scale e decido di affrontare a viso aperto la mia folle paura. Sono pur sempre delle bici. Mi accuccio e inizio ad osservarle: all’altezza dei pedali – ottimamente mimetizzato – c’è un motore, alzando lo sguardo vedo una grande batteria (con capacità da 300 Wh, 400 Wh e 500 Wh), sulla parte centrale del manubrio c’è un sistema di (ciclo) navigazione chiamato Nyon, alla sua sinistra una piccola pulsantiera e alla sua destra le marce.

Il mio animo geek vuole assolutamente saperne qualcosa di più. Accendo il computer di bordo e inizio a mettere le mani ovunque. Il menù di Nyon – navigabile con lo stick posizionato sulla parte sinistra del manubrio – permette di impostare la destinazione, monitorare il consumo dei batteria, verificare i chilometri percorsi ma anche monitorare il battito cardiaco. Il menu di Nyon è composto da 4 sezioni: ride, navigation, fitness e funzione smartphone. Altra funzione interessante è la possibilità di dialogo con lo smartphone: Nyon infatti è totalmente settabile dall’app Bosch eBike Connect disponibile per Android e iOS.
Infine sappiate che i vostri dati saranno consultabili anche da PC sul portale www.ebike-connect.com in cui potrete consultare tutte le statistiche, analizzare gli itinerari, farvi un‘idea precisa del tempo impiegato, del dislivello, delle distanze percorse e del vostro stato di forma fisica.

TechPrincess_BoschEbikeSystems_NyonSempre grazie a Nyon potete decidere quanto aiuto ricevere dal potente power bank. Eco, tour, sport e turbo sono le quattro opzioni disponibili; l’ultima – Turbo – si è rivelata indispensabile nelle aspre salite che ho dovuto mio malgrado affrontare.

Scambiando quattro chiacchiere con il team Bosch ho scoperto che il colosso tedesco non produce le bici direttamente, bensì solo i componenti (motore, batteria e computer di bordo). Un qualsiasi produttore di biciclette, infatti, può decidere di creare la sua e-bike acquistando e implementando le componenti di Bosch e-bike Systems.

Per fare ulteriormente amicizia con l’e-bike decido di provarla nel piazzale dell’albergo. La leggenda narra che una volta che si impara a pedalare, non lo si scorda più. Forte di questa convinzione salgo in sella e sento che l’equilibrio è un po’ precario. Ok, meglio farmi una doccia, cenare e sperare di non morire dall’ansia.

Terminata la cena, ci vengono assegnate le bici. Questa era la mia.

TechPrincess_BoschEbikeSystemsTorno in stanza e – nonostante la leggera brezza – decido di dormire con la finestra aperta. Chissà che il rumore delle onde non sia in grado di conciale il sonno.

Sveglia alle ore 6.30. Indosso il terribile abbigliamento tecnico di qualche taglia più grande, di mala voglia indosso anche le mutande con il rinforzo (pare siano di vitale importanza per salvaguardare le parti intime).

Preparo lo zainetto, verifico che le telecamere siano cariche, chiudo i bagagli e scendo al piano terra. Lo staff di Bosch si assicura che la colazione sia abbondante perché “sarà una vera sfacchinata ragazzi, vi vogliamo pronti!“. Ero tutto fuorché pronta. Sinceramente non sapevo cosa aspettarmi, nemmeno usando l’immaginazione.

Carico i bagagli sul furgone e mi faccio un bel selfie. Non sono narcisista… poteva semplicemente essere l’ultima foto della mia vita.

20151006_081850_008Alle 8.30 – con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia – ci mettiamo in sella e partiamo. Il cielo nuvoloso non presagiva nulla di buono. Inizio a pedalare, va tutto bene, vado a razzo. Improvvisamente mi compare un sorriso. Probabilmente non morirò qui, non adesso.

Inizio a prendere confidenza con le impostazioni dell’e-bike. I ragazzi del team di Bosch consigliano di tenere il più possibile la bici in “Eco”: così facendo l’assistenza alla pedalata è minima e la durata del Power Bank è massima. Ci ho provato, anche se dopo 40 chilometri la “ruggine” inizia a dare fastidio e le gambe iniziano a fare male.

Ma come funziona la pedalata assistita? Semplice: quando si pedala, l’aiuto è praticamente nullo; non appena si applica più resistenza sul pedale (significa che si sta facendo un po’ più fatica) il motore interviene dando un piccolo boost, proprio come se qualcuno stesse poggiando la mano sul sellino per darvi una spintarella. La forza del boost ovviamente dipende dalle impostazioni. Se impostata in Turbo, con una pedalata potrete percorrere molti più metri.

TechPrincess_RideToRòc-18Appena scesi dalla piccola salita che collega l’hotel alla strada, mi sento subito rinata. Il nostro viaggio inizia sulla temutissima Aurelia, una strada statale costiera brulicante di auto. Per la serie “la morte in diretta”.

Il sole non è ancora alto ed è abbracciato da scure nubi. Più pedalo e più prendo confidenza con la bici ma soprattutto acquisisco sicurezza.

Maciniamo chilometri su chilometri. Una volta giunti ad Alassio, Luigi, la nostra guida ci dice: “chi vuole fare la strada facile segua Arnaud, chi vuole vuole provare la bici in salita su un terreno non asfaltato segua me“.

I muscoli mi consigliavano di seguire Arnaud, l’orgoglio mi diceva di seguire la guida e provare l’ebrezza di queste salite impervie. Ero indecisa, fin quando mi sono accorta che tutto il gruppo aveva decido di seguire la via della temerarietà. Va bene, faccio la coraggiosa.

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Nicolas Vouilloz pedala lungo la Via Julia Augusta

Me ne sono pentita amaramente. Mi sono ritrovata a pedalare lunga la Via Julia Augusta, un’antica strada romana che costeggia la necropoli dell’antica Albingaunum.
Da quell’altezza si può apprezzare un panorama mozzafiato che – anche se per breve tempo – mi ha fatto dimenticare la fatica.

Sul percorso impervio gentilmente offerto dalla Via Julia Augusta, la modalità “turbo” si è rivelata preziosa.

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L’isola Gallinara vista dalla Via Julia Augusta

La mia iperattività a un certo punto ha iniziato a scalpitare, volevo conoscere meglio i miei compagni di viaggio. Faccio amicizia con il campione francese Nicolas Vouilloz, 10 volte oro nel downhill. Nel mio francese arrugginito tanto quanto i miei muscoli gli chiedo cosa lo abbia portato ad unirsi a questo viaggio. Nico, come lo chiamano amichevolmente, mi ha svelato il suo amore per le e-bike. “Dopo un grave infortunio, non ho potuto più pedalare come una volta. Da allora uso le e-(mountain)bike e mi sembra di essere tornato come nuovo“.

Proseguo il viaggio mentre ammiro la natura che mi circonda. Piano piano qualche raggio di sole mostra i muscoli tra le dense nubi. Fa caldo o forse è colpa dell’adrenalina?
La ripide discese dell’Aurelia mettono a dura prova il mio povero cuore. 48 km/h sono tanti, troppi per una persona che non padroneggia appieno la bicicletta. L’ottimismo che mi contraddistingue mi ha fatto passare davanti agli occhi una scena apocalittica: io sfracellata al suolo, con una frattura scomposta e piena di escoriazioni. Meno male che avevo fatto l’assicurazione di viaggio.

Libero la mente dalle baggianate e cerco di concentrarmi. Alla fine ridendo e scherzando arriviamo a Imperia, dove ci attendono delle delizie locali. Come una scolaresca, vestiti tutti rigorosamente uguali, ci sediamo a mangiare un boccone alla sede di Olio Carli.

20151006_133400A quel punto il più era fatto: avevamo percorso più di 55 chilometri. L’unico problema erano gli atroci dolori al fondo schiena causati dal sellino. Nonostante indossassimo la seducente mutanda con rinforzo, il sedere gridava ugualmente vendetta.

Nessuno però ha osato fiatare e, terminato il pranzo, ci siamo rimessi in viaggio. Ultima tappa della giornata: San Remo.

20151006_164650Giunti a San Remo eravamo talmente stanchi e spossati che nessuno aveva la forza di parlare… o meglio, io parlavo a vanvera. Ero distrutta, ma estremamente soddisfatta.

Tempo di lasciare le bici in hotel che qualcuno subito chiede: “ragazzi, andiamo a provare le fat ebike?“. La proposta ha riscosso un successo tale da portare tutti in spiaggia, compresa la sottoscritta che a fatica è riuscita a trascinarsi per 500 metri fino alla spiaggia.

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TechPrincess_RideToRòc-71Mentre guardavo gli altri divertirsi, pensavo solo a poggiare il sedere su un morbido letto e nient’altro.

La mattina seguente alle 8.00 erano già tutti in sella pronti a partire; io e il mio triste trolley invece ci siamo diretti alla stazione, dove era in atto un’altra tragedia: il treno aveva un ritardo di 60 minuti. Ma questa è un’altra storia.

La domanda conclusiva che mi sono posta dopo questo viaggio è: vale la pena investire tutto questo denaro in una e-bike? Come posso sfruttarla al meglio?

Sicuramente la sempre maggiore diffusione delle e-bike, sta permettendo un progressivo sviluppo del ciclo turismo. Questo perché permette di percorrere distanze molto più ampie se comparata a una bicicletta tradizione pur essendo poco allenati. Le e-bike quindi sono alla portata di tutti anche delle persone meno sportive.
Sinceramente non avevo mai preso in considerazione il ciclo turismo prima d’ora ma, pensandoci bene, mi sono resa conto che pedalando si può godere del panorama e scoprire i territori che ci circondano in modo capillare. In fondo lo sappiamo tutti: non bisogna andare lontano per scoprire bellezze inestimabili.

Per contro le e-bike sono molto “appetibili” agli occhi dei ladri e, un e-bike rubata, potrebbe tramutarsi di giorni e giorni di pianto ininterrotto. Utilizzarla in città diventa particolarmente ostico a meno che non si abbia a disposizione un luogo custodito in cui lasciarla.

Probabilmente le nostre città non sono ancora totalmente preparate per questo fenomeno, così come non lo sono per molte altre rivoluzioni.

Sono però convinta che le e-bike siano il primo passo verso una mobilità più sostenibile, divertente, che aiuta a rimanere in forma ma che soprattutto ci spinge a conoscere le meraviglie naturali e storiche che ci circondano.

Se invece vi foste persi la prima parte del vlog di viaggio, potete trovarlo qui di seguito.

  • Fabyo

    Oh aspettavo da un po’ questo resoconto. Ti faccio un paio di domande:
    – Secondo te, in una città come Milano, possono essere adatte a muoversi per andare e tornare dal lavoro? In particolare, la velocità oltre la quale il motore smette di funzionare ti permette non dico di farti tutta Milano, ma di farti comunque un tragitto più velocemente che con una bici normale (parlando da persone non allenate)??
    – Utilizzata in modalità turbo, ti permette di mantenere la velocità massima oltre la quale il motore smette di funzionare senza grossa fatica?
    Tradotto, mi permette di arrivare a destinazione velocemente e senza essere ricoperto di sudore??
    Grazie!

    • fjonacakalli

      Ciao Fabyo, sono molto adatte in città e adatte anche per chi non è particolarmente allenato. In particolare alla seconda e terza velocità puoi raggiungere la tua metà senza trovarti in un bagno di sudore :) Io sto seriamente pensando d’iniziare a utilizzarla per i miei appuntamenti in città

      • Fabyo

        Io pure…. sarei già convinto se andasse un pelo più veloce… per il resto l’unico problema al momento per me è il prezzo!! Se la prenderai, caso mai ti tornasse in mente sta conversazione, mi farebbe piacere sapere come ti ci troverai! (maledetto italiano, non so se siano giusti tutti i tempi, ma si è capito insomma :p)