Dieci anni fa si arrivava in classe, ci si sedeva al banco, si apriva il libro e si cercava di rimanere attenti il più possibile prendendo qualche appunto in modo da integrare quello che i testi avevano da insegnarci con quanto il docente tentava di spiegarci. Il massimo della tecnologia presente in classe era il proiettore e, all’epoca, un insegnante che si presentava con le slides che sintetizzavano l’argomento aveva già catturato più attenzione di quanto potesse fare qualunque altro collega. Dieci anni fa, quando io ero seduta dietro ad un banco, questo era considerato un approccio moderno ed era estremamente apprezzato perché i personaggi storici potevano avere un volto, le linee del tempo potevano essere visualizzate con chiarezza e le cartine geografiche erano di dimensioni molto superiore a quelle minuscole mappe che venivano stampate nei libri di geografia.

Ora tutto questo suona quasi antico. Antico perché le presentazioni con Power Point hanno ormai perso il loro fascino. Diciamocelo: per i nativi digitali sono solo una versione meno noiosa di una lezione frontale, di qualcosa che posso fare anche loro ma che lì, in quella stanza, possono solo vedere e ascoltare passivamente. Insomma, è un metodo distante dal mondo che li circonda tutti i giorni e che è basato su un unico grande concetto: l’interattività.

Il che non significa che i libri non siano più utili o che le classiche lezioni non abbiano più senso, ma che la scuola si deve adattare e per farlo è necessario investire per introdurre una tecnologia che, fortunatamente, comincia a farsi largo anche nel sistema scolastico italiano: i tablet. Meno peso sulle spalle, meno spese per i genitori (almeno in teoria) e tutta la comodità di poter sfogliare i libri di testo cercando contemporaneamente qualche informazione in più online, informazioni che possono essere scambiate con comodità grazie alle email, a Evernote, ai gruppi di Facebook e a Dropbox.

La scuola moderna è questa, ma non lo sarà ancora per molto. Lo step successivo si chiama “Google Glass“.

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A pensarci bene questo passaggio suona quasi inevitabile perché il mezzo si presta più di qualunque altro strumento tecnologico. Dubbiosi? Vi faccio qualche esempio.

Pensate ad una normale lezione, diciamo di matematica. Non è semplice per tutti e soprattutto non è una di quelle cose che si possono imparare a memoria. L’insegnate può spiegarla, può fare degli esempi e gli studenti possono prendere appunti. Ma cosa succede se perdo un passaggio? Un buon modo per rimediare potrebbe essere un video tutorial realizzato da una prospettiva unica, quella dell’insegnante, a cui magari associare dei video realizzati dagli studenti che spiegano i passaggi. Accanto alla spiegazione più tecnica, avremo anche quella più semplice dei nostri compagni di classe, una spiegazione che possiamo caricare su YouTube e riguardare a casa mentre facciamo gli esercizi.

Immaginatevi poi la comodità di studiare scienze con la realtà aumentata. Gli atomi, gli organismi, gli umani, i pianeti… Tutto potrebbe fluttuare davanti ai nostri occhi accompagnato dalle informazioni che devono essere assimilate dagli studenti. Non è fantascienza, è qualcosa che potremmo sviluppare ed usare in pochi anni.

Ma non è tutto. Dopo matematica potrebbe esserci storia. E quindi “Ok Glass – Google – Rivoluzione francese“. Pensate una cosa simile nelle mani di un alunno che legge le informazioni e poi le racconta alla classe con parole sue. Pensate anche alla comodità di usare questo metodo per capire come e cosa apprendono gli studenti perché, una volta memorizzate le informazioni, basta un “Ok Google – Prendi nota” per lasciare che l’alunno riassuma quanto appreso in un breve promemoria che verrà caricato sull’Evernote dell’insegnante.

Inutile dire che i Glass potrebbero persino offrire uno sguardo privilegiato all’interno delle classi, una prospettiva utilissima per un sistema come quello americano che prevede la valutazione degli insegnanti. Invece di entrare, interrompere la lezione e disagiare studenti e professori con la propria presenza, il Preside potrebbe semplicemente guardare il video della lezione registrato dall’insegnante tramite gli occhiali futuristici di Big G.

Se pensate che tutto ciò appartenga ad un futuro lontano, vi devo contraddire. La sperimentazione negli Stati Uniti è già cominciata grazie a qualche Google Glass Explorer che ha prestato i propri occhiali ad alcuni insegnanti delle scuole elementari. Inutile dirvi che il successo è stato davvero notevole.

Il futuro dell’educazione sta nella tecnologia, che si evolve continuamente fornendo anno dopo anno strumenti che un tempo erano quasi impensabili, strumenti che catturano l’attenzione dei nativi digitali e che permettono loro di apprendere. Il problema è uno solo: riuscirà la nostra scuola a tenersi al passo con i tempi?

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