C’era una volta iTunes e iTunes era quasi perfetto. Quasi perché i poveri utenti che avevano la malaugurata fortuna di installarlo su Windows hanno dovuto sopportare per anni il dramma di un software non completamente ottimizzato, un po’ lento ed esteticamente stonato, con quel suo grigio che contrastava nettamente con i colori e lo stile del sistema operativo di Redmond.

iTunes però non possiamo ridurlo ad una manciata di problemi legati al sistema operativo su cui girava e il motivo è semplice: fu una rivoluzione.

Dopo anni di CD, di collezioni selvagge e di scambi compulsivi con gli amici, di “me lo masterizzi” e di “andiamo a vedere gli ultimi album alle Messaggerie Musicali”, iTunes cambiava tutto: la musica si poteva scaricare, legalmente, e conservare sul PC senza alcuna fatica. Il tutto spendendo solo 99 centesimi alla volta. Non eri sicuro di voler acquistare un brano? C’era l’anteprima che ti permetteva di ascoltarne qualche secondo per decidere se faceva al caso tuo. Ad un certo punto è persino arrivato Genius, che suggeriva nuovi brani in base ai gusti degli utenti.

Insomma, iTunes ha spianato la strada a tutti gli altri, per poi farsi superare al fotofinish da Spotify.

TechPrincess_Spotify

Mentre Apple continuava a chiedere denaro per ogni singolo brano, Spotify ha fatto un semplice ragionamento: lo spazio sui computer è sempre meno e gli smartphone sono sempre più diffusi, per cui ha davvero senso comprare e scaricare album? Ovviamente no. Il pubblico era pronto, l’industria musicale ne ha capito le potenzialità e la startup svedese ha colto la palla al balzo. Boom! Seconda rivoluzione musicale nel giro di un decennio.

Spotify ha cambiato il nostro modo di ascoltare musica perché ora, con un clic, accediamo a qualsiasi canzone in qualsiasi posto e in qualsiasi momento. Tutto è alla nostra portata, gratis. Vi disturba la pubblicità, la riproduzione casuale, il non poter sentire la vostra band preferita offline? 9,99 Euro al mese e sparisce ogni limite.

Ma Spotify non è solo buona musica nel palmo di una mano, Spotify è anche ottimi consigli, classifiche aggiornate da ogni parte del mondo, playlist condivise e la possibilità di sapere cosa ascoltano gli amici per avere sempre nuovi spunti e conoscere nuove canzoni, nuovi stili, nuovi gruppi.

Condivisione. Condivisione è la parola chiave di questi ultimi dieci anni ed è l’arma vincente di Spotify.

Pensate alle feste e al classico (e un po’ odioso) “Balliamo! Questa mi piace un sacco“, alle giornate in spiaggia e ai “Cantiamola insieme!“, ai momenti in cui siete sul treno e allungate l’auricolare all’amico che vi sta di fianco perché “questa è molto bella, la conosci?“. Agli esseri umani piace fare nuove esperienze, esperienze che hanno sempre un sapore diverso quando c’è qualcuno a farvi compagnia.

Spotify riduce spazio e tempo permettendovi di fare esattamente questo. E proprio questo, questa libertà di condivisione, l’ha trasformato nel colosso che è oggi.

Apple Music

TechPrincess_AppleMusic_PerTe

Spotify è stato seguito a ruota da Google Music, Xbox Music, Deezer, Rdio, TuneIn, Tidal, persino il redivivo Napster, convertitosi alla legalità in anni recenti.

Apple è arrivata tardi.

Fortunatamente però essere gli ultimi non è sempre sinonimo di fallimento e così, sfruttando i tre mesi gratuiti previsti da Cupertino per i nuovi utenti, ho deciso di provare il neonato Apple Music per scoprire se è destinato a surclassare la concorrenza.

Facciamo quindi un passo indietro, un passo di qualche giorno, quando il mio iPad ha segnalato l’update 8.4 di iOS che porta con se la nuova app dedicata, appunto, alla musica. Rapido aggiornamento e via, si parte.

Apple Music guadagna punti già da subito: interfaccia colorata e pulita e una configurazione che somiglia quasi ad un gioco visto che una serie di palle colorate invadono lo schermo chiedendo di indicare artisti e generi preferiti. Un tap se vi interessa, due tap se lo adorate, un tap prolungato se volete assolutamente eliminarlo.

Dopo aver detto all’applicazione che no, Gigi d’Alessio non lo voglio vedere, che sì, il rock mi piace e che indubbiamente adoro John Williams, sei comodi tab compaiono sullo schermo:

  • Per te: la sezione basata sui tuoi gusti e che impara quotidianamente analizzando ciò che ascolti, mostra album e brani che ritiene potrebbero piacerti;
  • Novità: brani appena usciti, classifiche, video, playlist, tutto ciò che è nuovo trova il suo piccolo posto qui;
  • Radio: tutte le stazioni radio in unico posto, compresa l’acclamata Beats 1 che propone musica ed interviste 24 ore al giorno;
  • Connect: qui gli artisti condividono foto, video, playlist in una sorta di stream che dovrebbe aiutarvi a scoprire qualcosa di più su di loro;
  • Playlist: esattamente come l’app precedente, troverete qui le vostre playlist, la musica ascoltata di recente e quella acquistata;
  • Musica: praticamente la vostra libreria, inclusi i brani salvati nelle altre sezioni.

TechPrincess_AppleMusic_Novità

Ve lo confesso: il primo impatto, per quanto colorato e caratterizzato da elementi ludici, è quasi traumatico. Apple Music vi travolge con una marea di contenuti che farete fatica a metabolizzare, migliaia di dischi e canzoni di cui non avete mai sentito parlare ma che improvvisamente solo lì, nella sezione Per te, e sono talmente tanti che non sai da dove cominciare, impaurito dalla quantità e un po’ incerto sul risultato della configurazione iniziale. E se ha capito male? Se tappo brani a caso e mi propone solo cose che odio? Vi do un consiglio: buttatevi. Apple ha anni di esperienza in questo campo e il giochino pensato per la configurazione iniziale è più sofisticato di quanto sembri. Inoltre più musica ascolterete, più l’app potrà raffinare i risultati e migliorare costantemente fino a quando raggiungerete il punto di non ritorno, quello dove Apple Music vi suggerirà proprio quello che volete sentire.

L’avrete capito: la sezione Per te è quella che sto apprezzando maggiormente. Il problema è… beh, il resto.

Partiamo da Radio. Checché ne dicano i fanboy la radio non era morta e Apple non l’ha riportata in vita; la radio tradizionale è viva e vegeta e non saranno le stazioni tematiche di Cupertino a metterla in crisi, soprattutto perché non offrono nulla che altre applicazioni non possano fare. Il plus però è rappresentato da Beats 1.

TechPrincess_AppleMusic_Beats1

Beats 1 non è originale, non è sensazionale, non è rivoluzionaria. Beat 1 è intelligente, un’idea intelligente che punta ad eliminare tutto ciò che di superfluo c’è nei normali programmi radio per dare spazio a lei, alla musica. Questa stazione radio vede come protagonisti dj professionisti che trasmettono 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 da Los Angeles, New York e Londra e questo porta con sé diversi vantaggi. In primis siamo molto lontani dalle radio che trasmettono sempre la stessa musica tutto il giorno, qui abbiamo un database illimitato che permette di cambiare continuamente genere e artista offrendo alle vostre orecchie solo il meglio del meglio; in secondo luogo le lunghe pause tra un brano e l’altro sono solo un ricordo e infine ci sono le interviste, interviste a persone di spicco del settore (Eminem e Pharell tra quelli ospitati fino ad ora) che vi permettono di scoprire qualcosa di più su di loro e sulla musica che scrivono o producono.

Forse non sarà la radio universale, ma Beat 1 sembra destinata a diventare un punto di riferimento per gli amanti della musica.

Quello che invece sembra destinato a fallire è Connect. Questa sezione nasce per avvicinare gli artisti ai propri fan ma fino ad ora non mi ha regalato grandi gioie. L’interazione è ridotta al minimo e i contenuti postati si limitato ai link ai propri video clip e a qualche foto scattata ai concerti; i cantanti e le band tendono a non rispondere ai commenti riducendo il tutto a qualcosa di estremamente superfluo ed identico ai già noti social network. 

TechPrincess_AppleMusic_connect

Insomma, ad Apple Music manca ancora quella marcia in più che gli permetterebbe di superare Spotify, manca un lato social che permetta agli utenti di interagire e una cultura della condivisione che includa anche gli artisti e non solo i fan. Lo sforzo fatto da Cupertino però è più che apprezzabile e porta con sé un vantaggio non trascurabile: tutta la musica di cui avete bisogno è in un unico posto. I brani acquistati, quelli che già possedete da anni, le canzoni in streaming, la radio e le playlist costruite negli mesi con amore sono raccolte in un’unica applicazione. Potenzialmente non avrete bisogno d’altro.

Dalla sua, Apple Music, ha anche il prezzo estremamente competitivo. No, non parlo dei 9,99 Euro al mese visto che è lo stesso prezzo della concorrenza, ma dei 14,99 Euro dedicati alle famiglie: un account, un unico prezzo, sei membri.

Una tentazione fortissima se avete altri amici muniti di un dispositivo iOS, ma al momento non abbastanza valida da costringermi al cambiamento. I motivi? Il primo è che non è ancora uscita la versione per Android e lungi da me ascoltare musica tramite l’iPad mentre sono sui mezzi pubblici o al parco e in secondo luogo le miei care e vecchie playlist condivise di Spotify mi mancherebbero davvero troppo.

E voi per quale servizio di musica in streaming avete optato?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

5 × 4 =