È impossibile non rimanere ammaliati da Feral Horses e dalla sua storia. La piattaforma nata a Londra, ma guidata dal brillante ventiquatrenne italiano Francesco Bellanca, è riuscita infatti a conquistare tantissimi giovani e a raccogliere il consenso di parecchi investitori.

Che cos’è Feral Horses?

Ma di cosa si tratta esattamente? A spiegarmelo è proprio Francesco: “Si parla di una piattaforma dove le persone possono acquistare azioni di opere d’arte da galleristi o artisti e poi possono fare trading di queste azioni in un mercato secondario. In questo modo le opere diventano una specie di collezione comune, condivisa da tutti gli utenti e gestita da Feral Horses che le affitta, le mette a disposizione o le utilizza in varie attività così da dar loro visibilità e aumentarne il valore“. Sì, avete capito bene: Feral Horses unisce alcuni dei principi più semplici della borsa ad una smodata passione per l’arte. Una passione che non solo accomuna gli utenti di questo sito web, ma anche i suoi fondatori, determinati a creare qualcosa che permetta a tutti di avvicinare un mercato complesso come quello dell’arte.

Feral Horses CEO
Francesco Bellanca, CEO di Feral Horses

A rendere possibile tutto questo è in primis il prezzo. No, non quello di quadri o sculture, ma delle specifiche azioni. Con una manciata di euro infatti potete portare a casa le quote delle opere che più apprezzate. Insomma, niente investimenti a tre zeri: per diventare moderni mecenate vi bastano praticamente 5 euro.

Questa soluzione, che permette a chiunque di provare Feral Horses e di conoscere nuovi artisti, è perfetta per i più giovani e consente ai cosiddetti millennials di riscoprire l’arte e di tornare un po’ alle origini, a quando questo mercato non era un privilegio di pochi, ma qualcosa nato per attirare ed emozionare centinaia o addirittura migliaia di persone. Questo ovviamente non significa che la piattaforma vanti solo utenti under 30: “In realtà abbiamo almeno un 30% di utenza over 45. – mi spiega Bellanca – Loro però hanno una relazione diversa con lo strumento. Tendono a creare portfoli un po’ più diversificati e lo vedono più come investimento. Alcuni poi sono patroni di determinati artisti quindi investono somme più sostanziose ma su pochi pittori o scultori. In generale posso dire che l’approccio è più puntuale e più pensato.

Dietro le quinte di Feral Horses

Capire il funzionamento di Feral Horses è tutto sommato semplice: vi iscrivete, verificate quali opere sono disponibili nel mercato primario, scegliete quella adatta a voi, decidete quante azioni acquistare ed effettuate il pagamento. Il processo avviene in modo semplice, fluido e sicuro, merito anche di Stripes, il famoso servizio di pagamenti online a cui l’azienda inglese ha deciso di appoggiarsi.

Ma cosa succede dall’altra parte della barricata? Come funziona per gli artisti? In realtà Feral Horses è molto democratico: pittori, scultori, galleristi e agenti possono proporre opere alla piattaforma senza andare incontro a nessun tipo di selezione curatoriale.

Quello che facciamo – mi racconta Francesco – è un lavoro di due diligence. Andiamo a controllare che effettivamente le informazioni che gli artisti ci danno siano il più accurate possibili, andiamo a chiedere lo storico delle transazioni dell’artista, per poter più o meno validare il prezzo che viene offerto all’interno del nostro mercato e poter capire se è in linea con le performance dell’artista, e andiamo a vedere quanto l’artista possa avere esposto e che tipo di carriera ha avuto. Questo crea solo dei livelli di ingresso, non viene fatta una valutazione ‘Mi piace, non piace’.

Un discorso analogo viene fatto per il prezzo: “I modelli di pricing sono ad oggi molto complessi da sviluppare in maniera così granulare come magari avviene nel mercato della finanza. Quello che facciamo noi è semplicemente un lavoro di validazione del prezzo offerto dell’artista. Quindi non ci mettiamo a sedere con lui e decidiamo un prezzo, non imponiamo un prezzo, ma semplicemente nell’application chiediamo ‘A quanto vuoi vedere quest’opera? Ok, raccontami a quanto hai venduto fino a ieri e vediamo’“.

Il futuro dell’azienda italo-francese

Feral Horses Art
La prima opera su cui ho investito

Ve lo confesso: ho parlato con il CEO di Feral Horses per meno di un’ora, ma alla fine ero totalmente innamorata del suo progetto. La piattaforma creata da Francesco e da altri tre giovani imprenditori è davvero unica nel genere, capace di riaccendere l’amore per l’arte contemporanea e di stuzzicare il piccolo mecenate che c’è in voi. Vi bastano infatti pochi minuti per esplorare il mercato di Feral Horses ed iniziare a far parte di un community che non solo ama il mondo dell’arte ma è soprattutto pronta a supportare la carriera di giovani e promettenti artisti.

Naturalmente il sito web non è ancora perfetto, ma Francesco Bellanca è intenzionato a migliorare l’esperienza dei suoi utenti per offrire loro una piattaforma completa e facilmente accessibile. Ecco perché il prossimo passo è la blockchain: “Abbiamo appena chiuso la partnership con l’unico protocollo blockchian sull’arte che esiste ad oggi al mondo. Tutte le transazioni che avvengono verranno registrate sulla blockchian, così chi vorrà comprare effettivamente un’opera e portarla a casa non dovrà fidarsi dei dati di Feral ma potrà consultare lo storico della blockchain.”

Questo ovviamente è solo uno dei progetti di Francesco. L’azienda infatti punta ad espandersi anche fuori dal mercato europeo, ma anche a creare dei wallet per i propri utenti. Francesco mi anticipa anche l’idea di dare vita ad uno spazio fisico all’interno di una fiera dove sarà possibile trasformarsi in veri e propri agenti di Wall Street dell’arte, ma per saperne di più dovremo attendere ancora qualche tempo. Nell’attesa vi invito ovviamente a visitare Feral Horses e ad investire i vostri primi 5 Euro. Vi assicuro che difficilmente ve ne pentirete.