TechPrincess_cuffie_house_of_marley_recensione

Lo confesso: casa mia sembra il reparto audio di una catena di elettronica. Ospito con un certo orgoglio diverse paia di auricolari e varie cuffie delle marche più disparate, comprese quelle importate dalla Cina e con un design che in modo totalmente casuale richiama un brand molto più famoso. Nel corso degli anni ho avuto modo di testare i più svariati modelli mettendoli alla prova in strada, durante l’editing di video e podcast e, naturalmente, nelle lunghe sessioni di gioco davanti al pc. Ad essere recentemente passati sotto le mie grinfie ci sono due modelli targati House of Marley.

Prima di raccontarvi su quali cuffie ho messo le mani e soprattutto cosa mi è piaciuto durante il lungo periodo di testing, voglio raccontarvi House of Marley. No, non temete. Non sono qui a farvi la cronistoria dell’azienda o a narrarvi vita, morte e miracoli di un brand.

Mettetevi nei panni di un normale utente. Uno abbastanza appassionato di musica da volere una buona qualità, ma non desideroso di spendere centinaia di euro in un paio di auricolari. Oppure mettetevi nei miei. Gioco, edito e ascolto musica anche mentre vado in cantina o lavo i piatti. Praticamente vivo con le cuffie (e i miei timpani mi odiano un sacco per questo). Il problema più grande delle persone come me è che per ogni paio acquistato ce n’è uno rotto e il risultato è semplice: nuove cuffie ogni 6 mesi, nuovi auricolari ogni 3. Una follia, lo so, ma la morale della favola è che ond’evitare la bancarotta mi devo tenere su una fascia di prezzo accettabile.

I brand a disposizione sono tanti, quindi perché uno dovrebbe puntare sul poco conosciuto House of Marley? Due motivi: qualità e rispetto dell’ambiente. I due elementi sono perfettamente mixati e i materiali usati sono all’insegna del riciclo e dell’eco-sostenibilità: legno certificato FSC, fibre biologiche, PET e plastiche riciclate, coloranti a base d’acqua e rivestimento TPU biodegradabile. Non fatevi ingannare perché tutto ciò non si converte in una scarsa qualità produttiva o durata nel tempo, ma al contrario tutto sembra progettato per durare, persino nelle mie temibili mani.

Come se non bastasse il brand è impegnato con il movimento benefico globale 1Love.org e con l’iniziativa SOS Villaggi dei Bambini, così sapete dove va a finire il 5% dei profitti ricavi dalla vendita dei loro prodotti.

Ma veniamo ai prodotti. La nuova collezione è composta 5 modelli over-hear e 2 in-hear con prezzi che vanno indicativamente dai 30 ai 150 Euro, adatti quindi alle esigenze e alle tasche di tutti. Ad essere sottoposti ai miei ardui test sono stati gli auricolari Uplift e le cuffie Positive Vibration, entrambi pensati per i dispositivi iOS. Inutile dirvi che questo è il difetto principale ma purtroppo nonostante il mercato degli smartphone penda prepotentemente dalla parte di Android e Windows Phone, almeno in Italia, i produttori tengono ancora a concentrarsi sui dispositivi Apple. Questo chiaramente non significa che non funzionano altrove. Io ho usato entrambe le cuffie su Android, sul Pc e sull’iPod e la qualità è ottima ovunque; la differenza è che i pulsanti del volume non vengono praticamente letti dai device privi del sistema operativo della Mela risultando quindi inutili. Discorso analogo anche per il microfono che c’è ma perde in volume qualora il terminale in uso non sia un iPod, iPad o un iPhone.

TechPrincess_cuffie_house_of_marley_uplift

E per il resto? Beh, gli auricolari Uplift mi hanno regalato moltissime soddisfazioni. Sono molto comodi, piuttosto leggeri, hanno il cavo in corda (addio nodi indistricabili) e una qualità del suono (bassi compresi) decisamente interessante considerando il prezzo a cui vengono venduti: 30 euro per un prodotto che ha resistito stoicamente alle peggiori giornate di pioggia, all’enorme caos della mia borsa, a lunghe sessioni di Plants vs Zombies 2 in metropolitana e naturalmente ad un numero indefinibile di telefonate. Legno certificato e alluminio lavorato per un paio di auricolari che hanno dalla loro anche il packaging. No, niente di elaborato, ma la confezione include una piccola custodia in tessuto in cui deporli e un sistema per non perdere i gommini che dovrebbe fare scuola tra la concorrenza. Insomma, qui li troviamo stoicamente attaccati al supporto in plastica ma non per questo difficili da staccare, mentre altrove ho rischiato di perderli già all’apertura della scatola.

Volete proprio che vi trovi un difetto negli Uplift? Destra e sinistra sono difficili da riconoscere. Le piccole R di Right e L di Left sono quasi invisibili e poste sul cavo, poco sotto l’auricolare. Al buio non li vedrete e alla luce ve ne accorgerete solo perché vi ho spiegato dove trovarli.

Qualche pecca in più l’ho trovata nelle cuffie Positive Vibration. Abbastanza leggere, realizzate con lo speciale tessuto REWIND (canapa recuperata, cotone organico e plastica riciclata) e munite di padiglioni in alluminio, la fascia di base delle over-hear di House di Marley vanta una qualità del suono notevole, ma purtroppo non all’altezza dei concorrenti. Non fraintendetemi, è comunque una sound experience notevole, soprattutto se proporzionata al prezzo, ma con una decina di euro in più si ottengono bassi più realistici. Altro punto dolente la comodità: ottime sul breve termine, ma dopo un’ora di editing video o di gaming qualche fastidio hanno cominciato a darmelo. In compenso hanno dalla loro la facilità di regolazione, l’ottimo isolamento, la comoda custodia e , anche in questo caso, l’utilissimo cavo in tessuto con connettore a 90°.

Lo so, a questo punto volete sapere se le consiglio o meno, ma io, come al solito, vi risponderò “Dipende”. Gli auricolari sono ottimi e difficilmente troverete di meglio per lo stesso prezzo; sono curati, hanno una buona qualità del suono e il microfono è sempre utile; se non avete grandi pretese e come me cercate qualcosa che duri al vostro scapestrato utilizzo, dovreste sicuramente considerarli. Le Positive Vibration invece le trovo adatte come alternativa agli auricolari per chi ascolta molta musica on the road; anche in questo caso c’è una qualità di base piuttosto alta (30 anni di esperienza di House of Marley si sentono) che però apprezzerete con qualche buon brano piuttosto che davanti al pc.

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