TechPrincess_plexusVorrei dirvi che tutto è iniziato con la diffusione di quei gadget che chiamiamo ormai wearable tech, ma non sarebbe vero. In realtà l’abbigliamento è fonte di innovazione continua e costante fin dagli albori: inseguiamo nuovi materiali, assottigliamo i nostri gadget per introdurli in ciò che indossiamo, rincorriamo nuovi effetti speciali perché è la modo e all’essere umano piace stupire ed essere stupito.

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La novità è un’altra. La novità è che adesso non è una cosa per pochi. Mentre prima l’abbigliamento tecnologico – se mi permettete l’uso del termine – era qualcosa da passarella, o da agenti segreti, adesso si sta facendo largo un approccio più popolare e meno elitario, complice soprattutto il fatto che metà di questi nuovi progetti prendono vita su Kickstarter e IndieGoGo. Abbigliamento per tutti e finanziato da tutti.

Ma cos’ha il prossimo futuro in serbo per noi? Mettete da parte i classici smartwatch e non pensate alla t-shirt munita di cassa che sfoggiava il buon Rajesh Koothrappali nella terza serie di The Big Bang Theory (in vendita su ThinkGeek per chi se lo stesse chiedendo).

Mentre a maggio esordiva al Salone del Libro di Torino la maglietta munita di QR code, ispirata ai classici letterari e pensata per farvi scaricare l’ebook correlato al codice, piccolo esempio dell’innovazione che si fa strada anche in Italia, dall’altra parte del mondo si lavora a t-shirt che rilevano la presenza di una rete wifi a cui connettersi. La maglietta, che funziona con 3 normali batterie AAA, si anima quando trova una connessione accessibile mostrandovi per altro la potenza del segnale. Praticamente potete girare per le vie della vostra città inseguendo il wifi per capire dove prende di più. La versione hi-tech di Va dove ti porta il cuore.

maglietta che certa reti wifi tshirt wifi detector

Dimenticavo: la presenza delle pile non è una scusa per non lavarla visto che potete rimuoverle.

La t-shirt che vi dice se c’è o meno connessione però ha due limiti fondamentali: la comodità e l‘utilità. Insomma, il vostro smartphone può svolgere lo stesso servizio rivelandosi meno appariscente, più comodo e probabilmente più preciso. Il problema? Il telefono si scarica molto più rapidamente ma ribaltando la situazione potremmo risolvere il problema.

Mi spiego meglio. La maglietta munita di wi-fi svolge una funzione che il vostro device può fare facilmente e senza causarvi dolori al collo per il continuo guardarvi il petto, ma poi si scarica e portarsi dietro un booster per ricaricarlo non è sempre comodo; al contrario invece la t-shirt la indossiamo tutti, sempre, e di base non dovrebbe darvi fastidio o pesarvi. La nuova frontiera dell’abbigliamento hi-tech è proprio questa: trovare un modo per sfruttare ciò che indossiamo per dare un piccolo aiuto a quella tecnologia che usiamo quotidianamente. Fantascienza? No, più che altro parlerei di “work in progress”.

Lo scorso anno il professor Xiaodong Li, docente di ingegneria meccanica presso la University of South Carolina, insieme a  Lihong Bao, all’epoca fresco di dottorato, hanno trasformato una normalissima t-shirt in un supercondensatore immergendola in una soluzione di fluoruro e cuocendola poi ad elevate temperature. Il processo ha originato carbone attivo, lasciando però il materiale libero di flettersi. In sostanza, i due ricercatori hanno creato una maglietta di cotone in grado di contenere un’enorme quantità di elettricità, rendendo poi stabile il tutto usando uno strato di ossido di manganese.

Ve lo semplifico: Li e Bao hanno in sostanza inventato un metodo eco-friendly per dare vita ad indumenti che un giorno potranno caricare tutti i nostri device.

Sì, “un giorno”, perché ad un anno di distanza ancora nessuno ha messo mano al sistema dei due scienziati per utilizzarlo su larga scala, ma non vi preoccupate perché l’innovazione non si ferma e gli esseri umani non smettono mai di provarci. Insomma, c’è sempre un altro modo, magari un po’ meno elegante, e c’è sempre qualcuno disposto a mettersi in gioco. Un esempio? L’azienda Orange UK, in collaborazione con la società Gotwind, famosa per il design ecosostenibile e l’utilizzo di energia rinnovabile, ha creato la Charge Sound T-Shirt che fa esattamente quello che il nome suggerisce: converte il suono in energia elettrica. Con livelli sonori intorno agli 80 dB dovreste in teoria poter generare circa 6 kW/h, abbastanza per caricare il vostro smartphone o iPod. E i cavi? Uno solo con diversi jack per potersi adattare a tutti i vostri device.  Naturalmente anche in questo caso non avrete scuse per non lavarla visto che sia la piastra piezoelettrica che svolge il lavoro sporco sia i vari cavi possono essere staccati per poter infilare la t-shirt in lavatrice.

maglietta che con i suoni e rumori ricarica batteria telefono

Ovviamente ad essere oggetto di innovazione non sono solo le magliette. Sì, si prestano di più ma la sperimentazione corre veloce anche sugli altri fronti. Avete presente, per esempio, la fascia di spugna che regge i capelli, previene la caduta del sudore dalla fronte mentre andate a correre o semplicemente tiene al caldo le orecchie durante i weekend sulla neve? Ecco, proprio lei è stata modificata per svolgere una nuova funzione: la riproduzione di suoni. Il gadget in questione si chiama SleepPhones e il nome vi dice già tutto ciò che dovete sapere: è una fascia che si comporta come un paio di cuffie ma è pensata per dormire. Lo so, per molti è una follia, per altri invece è una trovata geniale; è infatti diffusa l’idea che ci si addormenti più facilmente con il silenzio ma la cosa non vale per tutti. SleepPhones quindi permette a tutti coloro che hanno bisogno di qualche “rumore di fondo” di dormire senza scomodi auricolari o ingombranti cuffie.

Interessante l’idea, ma inutile la funzione? Non disperate. L’ AcousticSheep ha infatti creato nel 2010 un altro modello pensato per i runner e, più in generali, per gli sportivi. Le cuffie, che questa volta prendono il nome di RunPhones, richiamano il medesimo design e sono risultate particolarmente competitive sul mercato per diversi fattori: stabilità, leggerezza, durata nel tempo, volume modulato per poter sentire il rumore del traffico (meglio non farsi investire…), riciclabili. Insomma, un’alternativa interessante alle normali cuffie.

sleepphones fascia per testa che isola da rumori e vi fa sentire musica quando si dorme

Accessori reinventati, t-shirt sempre più tech, esperimenti sempre più elaborati. E i tessuti? Non vi preoccupate, si continua a lavorare anche su quelli. In questo caso il futuro si chiama Plexus. Futuro anteriore ad esseri onesti perché al momento si tratta solo di un progetto ideato da Vernon Chen e Joanne Lim Jin Xuan. A presentarlo è un video, che vi lascio qua sotto, che illustra come le t-shirt ad un certo punto abbandoneranno cotone e affini per far spazio a nanoparticelle e pixel in grado di modificarsi in base all’ambiente in cui ci si trova. Un’idea affascinante e al tempo stesso inquietante visto che Chen e Xuan hanno immaginato un mondo dove non c’è tempo per fare lavatrici e nemmeno per fare shopping. Molto tech, potenzialmente molto comodo, ma lo specchio di una vita molto più frenetica di adesso. Non so voi, ma io non riesco ad immaginarmela.

Plexus from Vernon Chen on Vimeo.