Se avete avuto anche solo una volta la sfortuna di essere ricoverati in ospedale, allora saprete che poche, pochissime cose possono irritare la vostra sensibilità come l’essere perennemente attaccato a dei cavi. In un momento in cui la vostra mobilità è già al minimo, vedersi ulteriormente bloccati da qualcosa che deve costantemente monitorarvi è piuttosto fastidioso.

Una soluzione però pare esserci. No, non per le flebo, quelle dovrete continuare a tenervele, ma piuttosto per esemi come l’elettroencefalogramma e l’elettrocardiogramma.

L’idea viene da due differenti gruppi di ricercatori sud-coreani che hanno deciso di sperimentare la luce, o meglio il LiFi. Che cos’è? In sostanza il corrispettivo ottico del WiFi, che sfrutta le frequenze dello spettro della luce visibile per le comunicazioni invece delle più classiche onde radio. Ovviamente parliamo di trasmissioni a breve distanza, ma prive di interferenze e per questo motivo perfette per l’ambiente ospedaliero.

Secondo il team della Pukyong National University il LiFi potrebbe essere usato per l’EEG, andando ad eliminare i molteplici cavi che normalmente vengono utilizzati per captare i segnali del nostro encefalo. Al loro posto avremo una serie di LED rossi, verdi e blu.

Un altro gruppo di ricercatori di Busan ha invece dimostrato come sia possibile utilizzare questa tecnologia per l’ECG e ora punta ad usarla nel campo dell’elettrooculografia, ossia lo studio dei movimenti oculari. L’applicazione più futuristica nel caso il team del Dottor Yeon Ho Chung avesse successo? L’uso del LiFi da parte dei quadriplegici che finalmente potrebbero usare i loro occhi per comunicare più efficacemente.

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