Si è conclusa da poche ore l’ottantottesima edizione degli Academy Awards tra forti emozioni, conferme, pronostici azzeccati e aspre polemiche. Nonostante sia stata una delle edizioni più seguite, non si può certo dire che sia stata la più brillante in termini di intrattenimento. Il merito di tale flop è tutto da attribuire alla zelante e pedissequa figura del presentatore di quest’anno Chris Rock, attore e comico americano, che fin dai primi minuti ci ha fatto sentire la mancanza di personalità leggere e carismatiche come quella di Neil Patrick Harris o Ellen DeGeneres. L’intera cerimonia, gli sketch e il monologo iniziale sono stati interamente dedicati alla questione del razzismo Hollywoodiano, sfociando molto spesso in battute dal sapore amaro, avvolte da un’umorismo spicciolo e pesante (“Quest’anno nella sezione In Memoriam , ci saranno solo persone nere a cui la polizia ha sparato mentre andavano al cinema”)

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Sebbene la scelta del presentatore si sia rivelata, mai come in questo caso, fallimentare, lo show si è colorato di toni più freschi e intensi grazie ai suoi protagonisti che sono riusciti a lasciare interamente spazio alle emozioni. E’ il caso di parlare del trionfo del maestro Ennio Morricone, vincitore del premio Oscar per la “Miglior Colonna Sonora” per The Hateful Height di Quentin Tarantino. Il celebre compositore, accompagnato dal figlio, è accolto da un tripudio di applausi e sguardi commossi e improvvisamente su quel palco sembra ritornare un po’ bambino, sperduto e tremante per l’emozione. Durante il suo discorso ha reso omaggio a John Williams e dedicato il premio alla donna che lo ha accompagnato e sostenuto durante tutti questi anni: sua moglie Maria.

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Grande trionfo per la creatura di George Miller, Mad Max: Fury Road, che fa letteralmente incetta di premi tecnici e non solo (premio oscar per il miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior costume, miglior trucco e migliore scenografia). Le atmosfere deliranti, la follia infernale dei personaggi, la sanguinaria e spietata violenza rendono questa pellicola imponente e fortemente d’impatto. L’universo freddo e meccanico, il ritmo aggressivo e frenetico, l’estetica cyber anni ottanta contribuiscono a creare un prodotto che nella sua assurdità è in grado di ammaliare e stregare il pubblico fin dalle prime battute.

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Questo è sicuramente stato l’anno delle conferme. Se da un lato, come da copione, viene premiato lo straordinario talento emergente (Brie Larson Miglior attrice protagonista perRoom e Alicia VikanderMiglior attrice non protagonista perThe Danish Girl), dall’altro la luce di grandi personalità del panorama cinematografico come Inarritu e il suo fedele direttore della fotografia Emmanuel Lubetzki continuano a brillare con forza.

TechPrincess_Oscars2016_Vincitori_NewsEl Chivo conquista la sua terza statuetta e incanta ancora una volta la giuria per il suo immenso tratto pittorico e l’intensità simbolica delle sue inquadrature. Alejandro Gonzales Inarritu, dopo aver vinto l’anno scorso la statuetta per il miglior film con Birdman, fa di nuovo centro. Il suo sguardo straziato sulla condizione umana e sulla solitudine, sul rapporto tra uomo e natura, il suo maniacale perfezionismo registico consacrano le sue pellicole a vere e propri capolavori indiscussi. Inarritu, durante la cerimonia, dopo un toccante e significativo discorso sulla lotta contro ogni forma di razzismo, ha rivolto un particolare ringraziamento a Leonardo DiCaprio dicendo: ” Leo tu sei il redivivo, grazie per aver dato la tua anima, la tua vita e la tua arte per questo film“.

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Ed è stato proprio cosi! Di Caprio in Revenant ha portato a termine la sua sfida più ardua, si è sacrificato fisicamente fino allo stremo delle forze ed è andato contro molti dei suoi limiti personali per riuscire a calarsi nei panni del personaggio. Dopo aver sfiorato più volte la vittoria, Leonardo DiCaprio si aggiudica finalmente il suo primo e tanto desiderato premio oscar per un’interpretazione che a dirla tutta non è poi da considerarsi la migliore.

TechPrincess_Oscars2016_Vincitori_NewsNonostante lui abbia lavorato egregiamente sulla recitazione non verbale, cercando di comunicare con il corpo e con lo sguardo, non è riuscito a “colpire” lo spettatore, non è riuscito a smuovere le nostre emozioni come solo lui è in grado di fare. Allora perché l’Academy ha deciso di premiarlo soltanto adesso? Per il tanto rumore mediatico creatosi intorno alla questione? Per consacrare e portare in luce una brillante carriera costellata da interpretazioni magistrali? Probabilmente la risposta abbraccia entrambi i quesiti, ma qualunque sia la reale motivazione poco importa, poiché vedere quel premio nelle mani di un attore cosi immenso è stato come vedere il frutto di tanta maestria, di tanta passione e di tanto duro e sacrificato lavoro finalmente ripagato. E non c’è nulla di più giusto. La sua premiazione è da considerarsi sicuramente il momento più emozionate e commovente della serata, tra la standing ovation dei presenti in sala, i sorrisi di Inarritu e le lacrime di gioia di Kate Winslet. Il discorso di DiCaprio ha assunto la forma del coronamento di un sogno e di una carriera edificante, culminato poi in un forte appello alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente.

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Nel 2015 siamo dovuti andare al Polo Sud per trovare la neve“. Parlando del cambiamento climatico l’ha definito “la minaccia più urgente per tutta la nostra specie

Non diamo per scontato questo pianeta. Io non ho dato per scontata questa serata“.

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Tra i discorsi più significativi e toccanti della serata non si può non citare quello di Pete Docter il regista di Inside Out, premiato come miglior film d’animazione, che esorta a dare spazio alla creatività:

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A chiunque è là fuori, alle medie o al liceo, che sta soffrendo. Ci sono giorni in cui ti sentirai triste, ti sentirai arrabbiato, avrai paura. Non è niente che si può scegliere, ma puoi trarne qualcosa. Fai film. Disegna. Scrivi

La notte degli Oscars è da sempre considerata anche un’occasione per sensibilizzare il pubblico verso delicati temi sociali. Se da un lato si parla di razzismo e c’è chi appesantisce il carico (Rock) e chi ci regala, invece, un’intervento significativo e sentito (Inarritu), dall’altro si affronta il tema della violenza sessuale in chiave musicale con la dolorosa e energica performance di Lady Gaga, che porta sul palco le vittime di abusi sessuali, spiazzandoci piacevolmente e travolgendo le nostre emozioni. La cerimonia si chiude con la vittoria de “Il caso Spotlight“, vincitore del premio per la categoria “miglior sceneggiatura originale“, una pellicola che affronta un tema tragico e delicato come quello degli abusi sessuali commessi dal clero a danno di minori. Una pellicola tagliente e d’impatto che racconta con estrema verità il tema della pedofilia infantile.

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Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini” ha dichiarato il produttore Michael Sugar.

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