Qualche tempo fa ho avuto modo di volare nella fredda Danimarca, proprio lì, dove nascono i mattoncini di plastica colorata più famosi al mondo. La “città” – che si chiama Billund ed è popolata da sole 6300 anime – ospita la sede di LEGO Group ma anche il famoso parco dei divertimenti Legoland, un parco a tema in cui ogni bambino sogna di andare. Me compresa (che sto per varcare la soglia dei trent’anni).

Quando mi è stato detto che avrei avuto l’imperdibile occasione di andare in visita a Legoland in Danimarca (ospite di Ford Italia per un press tour dedicato al nuovi set Lego Speed Champions), il mio cervello si è improvvisamente annebbiato: ho sognato ad occhi aperti di fare il “bagno” – in stile Paperon de’ Paperoni – in vasche ricolme di mattoncini colorati (chissà che dolore estremo) e di costruire un grandissimo Castello delle Princess fatto di LEGO.

Non tutto è andato secondo i miei piani.

Il dramma

Purtroppo sono tornata alla realtà quando – durante lo scalo all’aeroporto di Bruxelles – ho tristemente scoperto che in realtà Legoland è sempre chiuso durante il periodo invernale (è stato riaperto l’8 aprile 2017). Il tutto mi è stato comunicato nel modo più terribile che la storia dell’umanità possa ricordare: la casualità.

Giusto qualche istante prima di imbarcarmi per la ridente Billund, un passeggero seduto accanto a me intercetta la mia diretta su Radio Number One e con un candore che sprigionava quasi tenerezza mi dice: “Ciao! Ho sentito che parlavi con qualcuno dicendo che saresti andata a Legoland. Se dovessi trovarlo aperto ti invidierò seriamente. Io ci sono stato settimana scorsa ed era chiuso.

Credo che a quel punto la mia faccia abbia assunto delle smorfie inguardabili perché il tizio ha distolto lo sguardo e si è imbarcato a testa bassa. Nel frattempo mi accingo a provare un’esperienza da brividi: volare su un aereo a turboelica, un Bombardier Q400 che, per la cronaca, è questo:

aereo con eliche

Triste, intrappolata sul mio microscopico sedile e con le orecchie trapanate dalle eliche dell’aereo (ero seduta proprio accanto ai motori, fortunella come sempre), inizio a guardare il signore che mi siede accanto. Distinto, formale, tutto precisino… tutto brandizzato LEGO dalla testa ai piedi, agenda compresa.

“Questo lavora per LEGO sicuro, saprà certamente dirmi se Legoland sia chiuso oppure no”.

E niente, mi dice che è chiuso ma confessa di invidiarmi tantissimo per il tour che ci faranno fare. Io nel frattempo incrocio le dita, non so ancora se lo facessi per le eliche dell’aereo oppure per mantenere viva la speranza di vedere Legoland aperto.

Atterrata nel minuscolo e accogliente aeroporto di Billund mi rendo subito conto che il posto è davvero piccolissimo. Come diavolo fa ad esserci un aeroporto internazionale qui? Ma questo lo scoprirò più tardi.

A proposito di aeroporti e voli, Billund è collegata a Bergamo grazie a un volo Ryanair che purtroppo non è giornaliero, ma è diretto ed economico.

LEGOLAND è facilmente raggiungibile dall’Italia con voli Ryainair con partenza da Bergamo.

L’aeroporto fortunatamente non dista molto dal nostro coloratissimo albergo. Prima di raggiungerlo però, passiamo di fronte all’ingresso di Legoland: è tutto chiuso, sbarrato, ci sono anche delle ruspe che scavano all’interno del parco. Un chiaro messaggio che mi dice “Tu, qui, non puoi entrare“.

Guarda il vlog del primo giorno a Billun. Qui potrai vedere con i tuoi occhi le mie (dis)avventure

Una nuova speranza

Qui trovi tutte le informazioni riguardanti LEGOLAND HOTEL di Billund.

Rintanata nel mio bellissimo berretto con doppio pon-pon, inizio a guardare fuori all’auto: davanti ai miei occhi, una distesa di nulla cosmico. Il tragitto fortunatamente è breve e dopo pochi minuti arriviamo all’albergo: il LEGOLAND Hotel. Divento speranzosa “dai che qui c’è sicuramente qualcosa di bello che mi attende“.

E in effetti così è stato. Al centro della hall si ergeva un’immenso drago sputa fuoco fatto di LEGO e attorniato da una struttura totalmente esplorabile. Sono andata in avanscoperta e – come era ovvio che fosse – ho subito messo le dita nel naso del drago.
Scusa drago, non ho resistito.

Qui trovate una prova fotografica dell’accaduto:

Dopo il breve tour della hall decido di cercare la mia stanza. Mi addentro nei meandri del LEGOLAND hotel e capisco subito che questo posto è davvero spaziale, non solo per i bambini delle elementari, ma anche per gli “adulti”. Dopo aver svoltato un paio di volte a destra e sinistra, mi trovo in Pirate Street e mi accorgo che la moquette – in questa ala dell’albergo – è molto “piratesca”. Sarà forse a tema anche la stanza? Ovviamente si!

Pirati, all’arrembaggio!

legoland billund pirate
INSTAGRAM – https://www.instagram.com/p/BQ0D1QnB1fU/

Nulla all’interno della stanza era stato affidato al caso: sul comodino, una scimmia fatta di mattoncini Lego, su una delle pareti, un quadro raffigurante un Lego-pirata, sopra il letto, un teschio che sorregge una scimitarra e un po’ di insetti sparsi per tutta la stanza. Un vero e proprio sogno che è riuscito a ridarmi un po’ di spensieratezza perduta negli ultimi anni.

Se volete fare un breve tour della stanza a tema “pirati” del Legoland Hotel di Billund, potete guardare questa diretta su Facebook.

Una visita inattesa

Scopri l’intera storia di LEGO visitando il sito ufficiale. Clicca QUI.

Per sopperire al disgraziato problema ormai soprannominato “Legoland chiuso” il team di LEGO ci ha portati a visitare LEGO Idea House, una mostra permanente (e accessibile purtroppo solo ai dipendenti) in cui viene narrata tutta la storia dell’azienda e del suo fondatore Ole Kirk Kristiansen. Probabilmente molti di voi non lo sanno, ma i primi giocattoli prodotti da LEGO erano costruiti in legno. Solo nel 1947 si passò a un nuovo concetto di giocattolo, ovvero iniziò la produzione di mattoncini in plastica ad incastro.

La parola LEGO deriva dalla crasi delle parole “Leg Godt” che in danese significa “gioca bene“. E in effetti, se ci pensate, in tutto il mondo i giocattoli LEGO sono sinonimo di qualità e di gioco “sano”.

All’interno del museo, oltre a una vastissima collezione di giocattoli in legno vi è anche l’intera collezione dei set di mattoncini prodotti dai primi anni ’50 ad oggi.

Se volete sapere altro in merito alla mostra LEGO Idea House di Billund vi consiglio di guardare il nostro vlog all’interno del museo.  

Il lieto fine (del primo giorno)

Qui trovi tutte le informazioni sul ristorante/hotel Refborg.

Il primo e lunghissimo giorno a Billund si è concluso al ristorante Refborg, uno dei più rinomati della zona. Ore 18.00, puntualissimi, eravamo già dentro al locale intenti a sorseggiare un po’ di bollicine. Qui, per cena, abbiamo consumato dell’ottimo salmone (e chi l’avrebbe mai detto?) e delle altre cibarie di cui non ricordo minimamente l’entità. L’unica cosa che ricordo è che erano deliziose. Questo significa che è andato tutto per il meglio.
La mia cocciutaggine infine mi ha portata a diventare l’incubo di uno dei ragazzi dello staff del Refborg (il ragazzo a destra nella foto): sul menù avevo visto un gelato meraviglioso, chiamato SUMMERBIRD IS, e ho fatto di tutto per farmene portare uno extra, oltre il dolce. Ops! Direi che in quanto a cortesia e pazienza, lo staff del Refborg è stato promosso a pieni voti.

Finalmente si lavora “in fabbrica”

Il secondo giorno si rivelerà, ahimè, ancor più triste del primo. Ore 9 del mattino ci portano subito in uno degli svariati stabilimenti LEGO di Billund. Qui – in un’ala di stoccaggio della materia prima – è stato preparato tutto per una sfida all’ultimo mattoncino.

Leggi l’intervista a Harry Tincknell su GQ Italia

Prima di iniziare la sfida però, è stato il turno di una veloce e interessante intervista con Harry Tincknell, un pilota professionista il quale – su una Ford GT (non quella fatta di mattoncini LEGO) – ha vinto la 24 ore di Le Mans.

Al termine dell’intervista con il giovanissimo Harry, scopro in che cosa consiste la sfida: supervisionati da Craig Callum (designer della serie Lego Speed Champions), avrai dovuto costruire la nuova Ford GT fatta di mattoncini LEGO, competere su una pista di cartone e infine ricostruire l’auto dopo la devastazione (vi assicuro che è andata in mille pezzi).

Se volete vedere come sia andata (male, è andata malissimo) la sfida, vi suggerisco di guardare il vlog dedicato al secondo giorno.

Al termine della figuraccia, giusto qualche ora prima di andare a prendere il volo che mi avrebbe (forse) portata a Nizza, ci hanno portato a fare un velocissimo tour dello stabilimento LEGO, lì dove i mattoncini prendono vita. Mi emoziono tantissimo, mi sembrava di stare dentro a uno dei documentari della serie “Megafabbriche”.

Nella fabbrica LEGO di Billund vengono stampati e stoccati i mattoncini.

Giunti alla fabbrica, ci fanno indossare (contro la nostra volontà) un giubbino giallo e un paio di splendide scarpe antinfortunistiche. Questa è la tenuta obbligatoria per entrare all’interno dell’impianto di stampaggio. Le regole da ricordare non sono tantissime, anzi è una sola: “Non toccare nulla“.

Qui ci sono dei macchinari che contengono i preziosissimi stampi all’interno dei quali viene inserita la materia prima fusa (un materiale granulato plastico).

Ecco come appare il materiale granulato plastico grezzo prima di diventare un mattoncino LEGO:

In questo stabilimento vengono stampati 300 mila mattoncini all’ora. Una volta usciti dai giganteschi stampi, i mattoncini vengono inviati a un magazzino di stoccaggio il cui soffitto è alto 23 metri, in attesa di essere spediti in Repubblica Ceca per il confezionamento nei vari set.

Tempo totale speso all’interno dello stabilimento: ben 30 minuti.
Sempre meglio che niente… sopratutto se teniamo conto che la fabbrica di solito non è aperta al pubblico e non liberamente visitabile.

Come dicono a Roma, ci accorgiamo che “s’è fatta na certa“: era proprio arrivato il momento di andare in aeroporto. Metto il naso fuori dallo stabilimento e vedo che aveva iniziato a fioccare. Neve? Ma che bello, era tanto che non vedevo la neve.

Spensierata e felice per l’esperienza, guardo fuori dal finestrino della Ford che mi sta accompagnando in aeroporto. Arrivo, faccio il controllo passaporti e l’addetto mi regala un cioccolato (lo ha fatto con tutti i passeggeri). Arrivo al mio gate con largo anticipo e mi siedo ad un tavolino e guardo fuori, assorta nei miei pensieri. Nevica, sempre di più.

Va beh, ma che ve lo dico a fare… era ovvio che perdessi il volo di coincidenza a Francoforte causa bufera di neve. Non poteva mica andare tutto bene!

 

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