Cinepanettone è un termine che solitamente definisce film natalizi di manifattura italiana, in questo caso mi sento di estendere il termine anche a The Interview, nuovo film diretto da Seth Rogen e Evan Goldberg e distribuito da Columbia Pictures. Cinepanettone perché è uscito il 25 dicembre in poche e selezionatissime sale statuinetensi; cinepanettone perché fa ridere poco e con becere battute quasi esclusivamente sex-oriented.

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Un cinepanettone che ha addirittura innescato un incidente diplomatico mai visto prima tra Occidente e Corea del Nord. Ah, se solo i burocrati di Pyongyang lo avessero visto, prima di definirlo “un atto terroristico”.

Ma facciamo un passo indietro, se non avete seguito l’intera vicenda crederete io sia ubriaca.

Nel suo celebre romanzo – Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde affermava “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about” che tradotto in italiano significa “C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”. 

Se non fosse successo quello che è successo in tutti questi mesi, la pellicola non avrebbe avuto di certo la gigantesca esposizione mediatica che ha fatto si che The Interview fosse uno dei film più scaricati di tutti i tempi. Il vortice di delirio in cui è stato catapultato è valso molto più di una milionaria campagna di marketing.

TechPrincess_TheInterview_screenIl film narra le avventure del conduttore televisivo statunitente Dave Skylark – interpretato da James Franco – il quale ospita svariati personaggi famosi nel suo celeberrimo talk Skylark Tonight. In poche parole fa gossip di basso livello: parla dell’omosessualità di Eminen e ne gioisce perché l’outing è avvenuto in diretta nel suo programma oppure racconta della segretissima calvizie di Bob Lowe. Insomma, interviste potenzialmente elevate dirottate a interventi trash. La svolta però è dietro l’angolo: Kim Jong-un, supremo leader della Corea del Nord, dichiara di essere appassionato di cinema e televisione (nella realtà, il suo defunto padre Kim Jong-il era un cinefilo senza precedenti) e il suo programma preferito è proprio il trashissimo Skylark Tonight. Presi dall’entusiamo Skylark e il suo producer Aaron Rapoport – interpretato da Seth Rogen – cercano di mettersi in contatto con il governo di Pyongyang per ottenere un’intervista con il caro leader Kim Jong-un.

Quando la CIA scopre che i due si recheranno nella capitale nord coreana per intervistare il temutissimo leader, decidono di affidare loro – lo scemo e più scemo dei giorni nostri – l’arduo compito di assassinare Kim Jong-un.

Da quel punto in poi la demenzialità raggiunge livelli spaventosi fino ad ottenere l’effetto contrario: non far ridere e annoiare lo spettatore. La buona satira che ci si aspetterebbe viene completamente disattesa sfociando in volgarità varie ed eventuali completamente slegate dall’argomento principale.

L’idea del film nasce nei due registi durante una chiacchierata tra amici: “ti sei mai immaginato come andrebbe a finire se a un giornalista venisse chiesto di assassinare un leader mondiale durante un’intervista?“. Così, da un giorno all’altro iniziano a fare delle ricerche e dopo un’approfondita analisi dei leader mondiali individuano in Kim Jong-un la vittima perfetta.
Per essere precisi, le “approfondite ricerche” di cui parla Seth Rogen nell’intervista rilasciata a Vice sono state effettuate scandagliando i vari documentari  presenti online.

L’annuncio riguardate l’uscita del film non è stato preso molto bene da Pyongyang, da sempre poco incline alla satira. In un paese in cui i cittadini sono stati volontariamente obbligati a cambiare nome in caso di omonimia con i supremi (Kim) Jon-un, Jong-il e Il-Sung non ci si poteva aspettare molto altro se non una condanna che – ovviamente – non è tardata ad arrivare.

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L’agenzia stampa nord coreana – Korea Central News Agency – infatti, il 25 giugno 2014, attraverso un portavoce del ministero degli esteri a dichiarato che “i nemici hanno superato il limite della tolleranza, con la loro deprecabile mossa hanno ferito la dignità della suprema leadership della DPRK” e ancora “la distribuzione di questo film negli Stati Uniti è assolutamente intollerabile ed è da considerarsi malcelato terrorismo e un palese atto di guerra“. Il lungo comunicato si chiude con una non troppo velata minaccia nei confronti degli Stati Uniti: “se gli USA tollereranno e patrocineranno la proiezione di tale film, inviteranno (chi non è dato sapersi, ma presumibilmente la Corea del Nord) a prendere forti e impietose contromisure“.

Insomma, secondo l’agenzia stampa nord coreana gli Stati Uniti sono andati oltre. Seth Goden tutto ciò avrebbe dovuto aspettarselo: se come dice, ha fatto approfonditi studi riguardanti la Corea del Nord, avrebbe dovuto rendersi conto della sensibilità di cui è dotato il governo di Pyongyang.

Solo qualche mese dopo, nel novembre 2014, Sony Pictures proprietaria di Columbia Pictures – publisher del film – subisce un pesantissimo attacco ai suoi sistemi informatici centrali da parte di un gruppo chiamato GoP (Guardians of Peace) che si ritiene avere stretti legami con la Corea Del Nord.

I leak hanno fatto trapelare nuovi film non ancora annunciati, oltretutto rendendo pubbliche migliaia di email scambiate tra le alte sfere della società nipponica. Si è scoperto per esempio che Leonardo di Caprio ha un “carattere orribile” e tante altre cose simpatiche. Sony Pictures sembra però essere stata presa di mira proprio a causa di The Interview. Inizialmente l’attacco è stato attribuito proprio alla Corea del Nord che notoriamente è dotata di un cyber-esercito molto numeroso che tra le sue fila vanta ottimi hacker. Questi cyber-soldati fanno parte del cosiddetto Bureau 121.
Pyoingyang però non ha mai nè smentito nè confermato l’attacco.

TechPrincess_TheInterview_Finale

Ma non finisce qui: il 16 dicembre le fondamenta di Sony Pictures tremano nuovamente. GoP minaccia attentati terroristici in stile 11 settembre contro tutti i cinema che avrebbero proiettato The Interview. Insomma, la proiezione di questo film non s’ha da fare. Il giorno successivo, segue quindi l’annuncio di Sony che dichiara che il film sarebbe stato cancellato da tutte le sale: niente proiezione natalizia, niente più cinepanettone per gli statunitensi rischiando così di mandare in fumo un investimento pari a 44 milioni di dollari. Come recuperare quindi il denaro speso per questo gran film?

La decisione di Sony però è stata etichettata come uno sbaglio dal presidente Obama il quale, durante la conferenza stampa di fine anno tenutasi il 19 dicembre, ha dichiarato “non possiamo vivere in una società in cui un dittatore possa imporre la propria censura in un altro stato. Se qualcuno è in grado intimidire le persone per l’uscita di un film, immaginatevi cosa potrebbe succedere se dovesse vedere un documentario che non è di suo gradimento […]

Le parole di Obama hanno probabilmente infuso coraggio nel board di Sony che in seguito alla conferenza stampa ha deciso che la salvezza di The Interview sarebbe stata la distribuzione online. YouTube, Google Play, Xbox Video hanno fatto incassare a Sony oltre 15 milioni di dollari solo nei primi giorni di donwload rendendo The Interview uno dei film più scaricati nella storia.

Le minacce, le “dichiarazioni di guerra”, il cyber attacco: tutto ciò ha fatto si che l’interesse attorno alla pellicola si sviluppasse raggiungendo livelli stratosferici di hype. Il film è fatto molto bene tecnicamente, una bella scatola fatta di effetti speciali e impreziosita di nastrini di raso e tante altre belle cose sberluccicose. Peccato per il contenuto… va beh, qualcuno diceva de gustibus non est disputandum.

Insomma Kim Jong-un, hai fatto il gioco dei tuoi nemici giurati regalando successo a un film che probabilmente, senza le tue azioni, non avrebbe visto nessuno.

Se avete visto The Interview, come vi è sembrato? Fatecelo sapere.

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