Pasqua è vicina e finalmente le agognate vacanze non sembrano essere più così lontane. In occasione delle festività Babbel ha pensato di proporvi un classico intramontabile, Venezia, attraverso l’esplorazione delle sue parole più famose e tradizionali.

Si comincia con “marionetta“, originaria addirittura del 944. All’epoca i matrimoni cittadini venivano celebrati tutti nello stesso giorno e un “corteo acqueo” portava le promesse spose al cospetto dei rispettivi mariti, che attendevano alla chiesa di San Pietro in Castello. In quell’anno alcuni pirati triestini rapirono le spose ma vennero facilmente catturati da alcuni valorosi veneziani. Per ringraziare la Vergine della Serenissima per il fortunato esito del rapimento, si decise di imporre ad alcune influenti famiglie nobili della città di provvedere alla dote di 12 ragazze povere che, da quel momento, diventarono “le Marie” e che, ogni anno, sfilavano per la città in ricordo della vittoriosa spedizione veneziana contro i triestini. Di anno in anno la scelta delle Marie era sempre più difficile, per cui, nel 1272, si scelse di sostituire le 12 ragazze con figure di legno altrettanto grandi, ribattezzate “le Marione“, oggi diventato “marionette”.

Altra parola tradizione è “ballottaggio“, indicante la procedura di elezione del Doge. Il fulcro di tutta l’operazione era costituito da alcune palline d’oro e d’argento, le “ballotte“, che venivano inserite in un’urna ed estratte dai senatori in diversi momenti. Tale procedura serviva a garantire, ad esempio, che non ci fossero due membri della stessa famiglia nel corso della medesima votazione.

Legata alla procedura del ballottaggio è la parola “imbroglio“. Per poter truccare il sistema dell’elezione, infatti, i membri del Consiglio si incontravano per discutere della manomissione della procedura nel “Brolio“, un giardino alberato che si trovava nei pressi del Palazzo Ducale.

Tipica ed iconica di Venezia è poi la parola “pantaloni“, spesso associata al tipico travestimento carnevalesco di Pantalone. Questo tipico personaggio indossa infatti questo indumento tanto da rendere così diffuso il suo travestimento e, di conseguenza, il suo abbigliamento.

Ultima ma meno importante è “gazzetta“, che risale ad un’antica tradizione veneziana del 1500. Per aggiornare la popolazione sull’andamento della crisi con l’impero turco, infatti, la Repubblica Serenissima pubblicava dei giornali di poche pagine che poi erano venduti al pubblico al prezzo di due soldi, detti per l’appunto “gaxeta“. Il termine fu poi italianizzato nel corso degli anni in “gazzetta”.

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