La tecnologia riveste ormai un ruolo fondamentale nella vita quotidiana, perfino per quanto riguarda la salute. Stando ad una ricerca effettuata da MioDottore.it, una delle più grandi piattaforme al mondo dedicata alla sanità privata, buona parte dei pazienti italiani andrebbe infatti a cercare informazioni online riguardo la propria salute.

Ad effettuare ricerche di questo tipo sarebbe infatti l’85% dei pazienti, che apprezzerebbe l’immediatezza del servizio e l’idea di poter effettuare un confronto con altre persone, con cui condividere anche la propria esperienza personale.

A stupire è che, di questa percentuale, circa il 52% degli utenti non riesca poi a fidarsi dei risultati trovati in rete. Questo avviene, nel 47% dei casi, a causa della mancanza di una verifica, da parte di esperti, delle informazioni trovate. Il 32% viene invece scoraggiato dalla mole di notizie e dettagli disponibili, tra cui diventa molto difficile orientarsi.

Internet viene spesso utilizzato anche per porre domande ad esperti, chiedere un secondo parere su una diagnosi già avuta, evitare il confronto diretto o, a volte, prenotare direttamente una visita specialistica, anche sfruttando mezzi come Whatsapp o Facebook Messenger.

I pazienti “tecnologici” sono quindi molti, mentre le percentuali di medici altrettanto all’avanguardia variano spostandosi tra le grandi città d’Italia: 16% a Milano e Roma, 10% a Torino, 7% a Napoli e 4% a Bologna. Stando ai dati inoltre, i più digitalizzati sarebbero, in primis, gli specialisti di età compresa tra i 36 e i 45 anni (30%), seguiti da quelli tra i 56 e i 65 (25%). Secondo i dati, inoltre, la categoria più all’avanguardia sarebbe quella dei dentisti (11%), seguiti da psicoterapeuti (8%) e nutrizionisti (7%).

Dopo questa carrellata di dati viene spontaneo chiedersi cosa pensino i medici di tutta questa “cultura gratuita”. Buona parte dei dottori italiani (circa il 71%) pensa che la tecnologia abbia reso i pazienti troppo informati, più diffidenti e predisposti a mettere in dubbio il loro parere. Soltanto il 18% vede la ricerca online come un’evoluzione positiva, che potrebbe permettere ai pazienti di non dipendere in maniera eccessiva dai dottori.

La presenza online degli specialisti, ad esempio su piattaforme come MioDottore.it, è invece vista come una possibilità di sviluppo. Stando alle percentuali infatti, il 63% riuscirebbe mediante questi servizi ad entrare in contatto con nuovi pazienti, mentre il 56% li utilizzerebbe normalmente per gestire meglio i contatti con altri professionisti e con pazienti.

A permettere di farsi un’idea più chiara su questi servizi sono le parole di Luca Puccioni, Country Manager di MioDottore.it, che ha dichiarato: MioDottore.it si impegna a conoscere e indagare l’evolvere delle abitudini e dei comportamenti per migliorare il servizio, sia per gli utenti che per i professionisti, fornendo una piattaforma all’avanguardia e capace di rispondere alle necessità di entrambi”.

Maria Elena Sirio
Videogiocatrice dall'infanzia, innamorata del fantasy e dell'avventura (ma, soprattutto, di Nathan Drake), con una passione per il disegno, il cinema e le serie tv, che tenta di conciliare tutti questi interessi con la facoltà di Biotecnologie.

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